Lo specialista risponde: consigli medici per eliminare i pidocchi

Intervista al dermatologo Antonio Anonide. I pidocchi si possono prevenire? Da dove arriva il prurito? Quali sono i trattamenti più efficaci? Tutte le risposte di un medico esperto agli interrogativi più comuni.

Nelle emergenze il primo istinto è quello di andare a caccia della soluzione più immediata, in ambito sanitario, invece, il primo impulso dovrebbe essere quello di cercare il consulto di un camice bianco. Un occhio attento capace di esprimere un parere, il più scientifico possibile, su una problematica. Grazie al prezioso contributo di Antonio Anonide, aiuto primario presso il reparto di dermatologia delle Ente ospedaliero Ospedali Galliera di Genova, capiremo quale deve essere un corretto approccio alla pediculosi, meglio conosciuta come infestazione da pidocchi.

Dottor Anonide, qual è il sintomo con il quale si manifestano i pidocchi?
Il sintomo fondamentale dell'infestazione da pidocchi è il prurito. Non ve ne sono altri. Si tratta di un prurito molto intenso il motivo per il quale i bambini sono portati a grattarsi in maniera molto frequente, spesso ossessiva. La sensazione di prurito è dovuta in parte all'azione diretta del parassita che succhia il sangue e che si muove sul cuoio capelluto e in parte ancora maggiore a una reazione immunoallergica alla saliva secreta dal pidocchio stesso. Spetta spesso ai genitori fare il passo successivo e provare a ispezionare il capo dei loro bambini a fronte di un malessere così pronunciato.

Quindi la diagnosi parte da una semplice ispezione del capo?
Esattamente. La diagnosi è il frutto della ricerca dei pidocchi e delle loro uova. Deve essere un'ispezione attenta anche perché non sempre ci sono le condizioni ideali per osservare, pensiamo ad esempio ai casi di bambine che abbiano capelli molto lunghi e fitti.

In questi casi possiamo aiutarci con degli strumenti?
Le dimensioni di un pidocchio del capo variano dai 2 ai 4 millimetri quindi a volte potrebbe tornare utile una lente di ingrandimento e un pettinino a denti fitti, lo si trova in farmacia, con il quale separare i capelli. A quel punto si è certi dell'infestazione e soprattutto si è certi che si tratta proprio dei temuti pidocchi. Il passo successivo è la terapia.

Scusi, ma con puntini bianchi di queste dimensioni non c'è il rischio di confonderli con la forfora?
La forfora viene via con un colpo di spazzola, sono particelle volatili; per quanto riguarda il pidocchio è ancorato al capello grazie a una colla che è poi una loro secrezione. Si tratta di parassiti molto ostinati.

Facciamo un passo indietro parlando di prevenzione, quali sono gli accorgimenti da tenere sempre in considerazione?
Quando si parla di prevenzione dai pidocchi la lotta si sposta su due aspetti diversi. Uno potremmo definirlo di natura sociale: si tratta di comunicare il problema senza vergogna per prevenire il proliferare di nuovi casi. Un secondo aspetto invece riguarda l'utilizzo di particolari sostanze: oli naturali come ad esempio l'olio di anice o benzoine presenti in commercio sottoforma di lozioni e shampoo. Queste applicate al cuoio capelluto creano un ambiente fortemente sfavorevole allo sviluppo e all'attecchimento del parassita.

Passiamo invece alle terapie e ai trattamenti, conferma che è meglio mettere da parte i rimedi della nonna?
Grazie per la domanda, sarà utile per sfatare i luoghi comuni intorno all'argomento: niente rimedi della nonna (maionese, olio, petrolio, etc) non sono assolutamente efficaci. Abbiamo due tipi principali di possibilità terapeutiche: un gruppo va a colpire il metabolismo del parassita (come il malathion e la permetrina), uccidendo sia il pidocchio che le lendini (uova), un'altra tipologia invece di sostanze naturali (olio di cocco e dimeticone) che vanno a soffocare il parassita ma hanno grandi difficoltà ad uccidere anche le uova. Il rischio sgradevole in questo caso è il ripresentarsi del problema dopo qualche giorno.