Prurito, arrossamenti e squame: sintomi della pediculosi

Il prurito è il sintomo più comune della pediculosi

Quando i pidocchi pungono iniettano una saliva anticoagulante che permette loro di succhiare il sangue per il tempo necessario a nutrirsi. Sono proprio gli enzimi presenti nella saliva a irritare la pelle e a causare uno dei sintomi principali: il prurito intenso. Vero e proprio campanello d’allarme che, nel caso della pediculosi del capo, si localizza soprattutto nelle zone dietro le orecchie e la nuca e che può manifestarsi anche dopo molte settimane dall’inizio dell’infestazione.

Il continuo grattarsi la testa da parte dei bambini (e degli adulti) causa arrossamenti cutanei con croste e piccole vesciche dovute anche ai graffi che vengono lasciati dalle unghie. In alcuni casi, fortunatamente molto rari, è possibile che tra i sintomi della pediculosi si manifestino anche sfoghi cutanei più estesi e dermatiti che provocano le caratteristiche squame simili a forfora.

Imparare a leggere in anticipo i "segni" dell'infestazione è l'unico modo per riuscire a intervenire tempestivamente, evitando che la situazione degeneri. Diversi studi hanno rivelato che per quasi un bambino (3-11 anni) su due il prurito non si manifesta, trasformando di fatto il piccolo in un portatore asintomatico. Per questa ragione i genitori dovrebbero sempre controllare con grande attenzione la testa e il cuoio capelluto dei propri figli, soprattutto nei mesi caldi (primavera, estate e inizio autunno) che sono i preferiti dai pidocchi per deporre le uova.

Facilmente riconoscibili sono anche i sintomi dei pidocchi del pube che però interessano quasi esclusivamente gli adulti. Oltre all'intenso prurito concentrato nella zona pubica, le piattole possono causare infiammazioni della pelle, lesioni ai genitali dovute al grattamento e infezioni secondarie. Mentre la presenza di pidocchi del corpo è rivelata da sintomi quali papule ed escoriazioni causate dal tentativo di trovare sollievo grattando vigorosamente la zona della puntura.