I pidocchi come arma!



Siamo abituati a pensare a loro solo come a una fastidiosa seccatura, ma i pidocchi del corpo sono responsabili di numerose malattie come il temibile tifo esantematico che, durante gli anni della prima guerra mondiale, ha fatto più morti nelle trincee dei bombardamenti nemici. Nella città di Leopoli, Rudolf Weigl e il suo assistente Ludwig Fleck stavano lavorando alle creazione di un vaccino contro questa malattia quando l’occupazione nazista della città costrinse il primo a collaborare con le SS e il secondo nel ghetto della città prima di essere deportato ad Auschwitz.

Weigl accettò di produrre il vaccino per l’esercito tedesco, ma utilizzò i pidocchi e il timore che essi provocavano a proprio vantaggio. Per realizzare il vaccino, infatti, era necessario seguire una procedura complessa dove i pidocchi venivano nutriti con sangue umano per 12 giorni prima che nel loro corpo fosse iniettato il batterio del tifo. Per produrre quantità adeguate di vaccino, perciò, c’era bisogno di sangue e lo scienziato trasformò appartenenti alla resistenza, matematici, insegnanti, biologi, poeti e semplici cittadini in “donatori” di cibo per i pidocchi. Oltre 3.000 persone in questo modo ottennero un vero e proprio salvacondotto che servì a proteggerli da arresti e torture.

In quanto ebreo, Fleck venne deportato ad Auschwitz, ma grazie ai suoi studi sul vaccino anti-tifo fu trattato con un certo favore e, successivamente, messo a capo della direzione del laboratorio sierologico. Qui non solo falsificò numerosi referti per evitare la morte di chi nel campo aveva contratto la malattia, ma ingannò i nazisti producendo 6.000 litri di finto vaccino destinato ai soldati al fronte (e 6 litri di vaccino funzionante destinato ai compagni di prigionia che lavoravano all’interno del lager).