I pidocchi nell’arte

Presenti nell’arte senza mai essere rappresentati direttamente, i pidocchi sono un tema ricorrente di molti quadri a partire dal 1600. Questo perché facevano parte di una realtà in cui le condizioni di vita favorivano il loro “successo”, tanto che in molti villaggi esisteva persino una figura professionale - quella della spidocchiatrice - che aveva il compito di tenere il più possibile questi fastidiosi insetti lontani dalle teste delle persone.

Quadri come Donna spidocchia la figlia del fiammingo Gerard ter Borch o Una vecchia spidocchia un bambino dello spagnolo Bartolomé Esteban Murillo vanno oltre il gesto meccanico di rimuovere il parassita dai capelli di figli e nipoti quando i rimedi più o meno fantasiosi non funzionavano, ma testimoniano anche l’affetto che legava i protagonisti del quadro, ritratti in tranquilli momenti di intimità familiare.

Madre o nonna, infatti, nessuna donna di casa poteva esimersi dal compito di passare attentamente in rassegna le capigliature della famiglia durante le ore tranquille e di solito il compito di rimuovere i pidocchi era legato all’anzianità della persona. Non solo pennelli, però, perché i pidocchi entrano di prepotenza anche nella letteratura come, ad esempio, nei sonetti di Gioacchino Belli... e persino il poeta Arthur Rimbaud nell’Ottocento loda le gesta delle “dita elettriche e dolci” e delle “unghie regali” con le quali le cercatrici fanno crepitare a morte i pidocchi.